Sulla naturale superiorità della Donna

La presunta superiorità maschile si poggia su un sacco di balle raccontate benissimo

Gli uomini nella loro smania di essere considerati superiori alle donne si sono inventati le peggio cose.
È proprio qui che l’uomo è migliore della donna: nella capacità di raccontare frottole.
Mio padre diceva che una bugia detta tre volte diventa una verità. Se questa bugia ve la raccontano da secoli è un dogma.

Il mito dell’uomo “forte”

Fin da bambina ti dicono che quando crescerai troverai un uomo che ti proteggerà dalle intemperie della vita, che non ti farà mancare niente, che baderà a te e garantirà ai vostri figli un avvenire sereno.

E tu – anche se in quel momento stai facendo gli scongiuri perché ti hanno già programmato la vita per i prossimi settant’anni – in realtà cominci a crederci. Poi, qualche sera dopo, in un vecchio film in bianco e nero eccolo lì: Umpry Bogart, il più rappresentativo degli uomini duri, il più grande bluff della storia della “forza” maschile.

«Suonala ancora, Sam»

Sigaretta penzolante dalle labbra  – ai tempi si poteva fumare nei film e pure al cinema – occhi socchiusi dal fumo, eterno bicchiere di bourbon in mano, smoking bianco… e lì sei perduta. Dio, che roccia, uno di quelli che quando ti appoggi non si sbriciola in mille trip che richiederebbero una terapia psicanalistica d’urgenza. Uno che se ha dei problemi se li tiene per sé e non te li rovescia addosso a secchiate. Uno che non direbbe mai: «Mia moglie non mi capisce» per giustificare a te che sei l’amante la moglie e cinque frugoletti. Insomma, uno di quelli che ti chiamano “pupa” e che potrebbe diventare rude per dimostrarti che ti ama davvero.

Beh… mi sono lasciata prendere un po’ la mano ma ci siamo capite.
E tu ancora bimba e sprovveduta sogni.
Sogni uno come Richard Gere che come in Ufficiale e Gentiluomo – già il titolo è un falso mostruoso – ti prenda tra le braccia e faccia chilometri senza il minimo accenno di fiatone o senza farsi venire un’ernia.

Ma dov’è?

E poi cresci e comincia farti qualche domanda, o almeno una per tutte: dov’è questo animale mitologico? L’avete mai visto? Questo incrocio tra Indiana Jones e Rambo che ti protegge dai caimani assassini dell’Amazzonia, dov’è? Non esiste. Rassegnatevi. È un parto della fantasia come l’Achille di Brad Pitt in 300 e Russel Crowe che fa il Gladiatore.

Io non ho mai trovato nessuno che mi porti i sacchetti della spesa, figuriamoci!

E ci dobbiamo tenere i nostri uomini, che meno male che non c’è più il servizio di leva sennò li scartavano per deficienza toracica, che non hanno mai risolto il problema del rapporto con la madre e con le altre sedici donne dopo di lei. Che somatizzano anche una multa per divieto di sosta, e hanno l’ansia anche quando vanno a pagare una bolletta – e infatti ci mandano noi.

Non si spiega da dove sia nata questa idea che le donne sono inferiori ai maschi

Ed è un mistero non solo per me ma anche per qualcuno ben più qualificato: Yuval Noah Harari, storico, saggista e professore universitario israeliano, in un saggio leggibilissimo e molto interessante, dal titolo Sapiens. Da animali a Dei. Breve storia dell’umanità, affronta la tematica e scrive:

«Per quanto la precisa definizione di ‘uomo’ e di ‘donna’ differisca tra le varie culture, sembra debba esistere una ragione biologica universale per la quale quasi tutte le culture valorizzano la maschilità rispetto alla femminilità

Perché? Tre sono le ipotesi teorizzate.

Gli uomini sono più forti?

La prima: «La teoria più comune mette in evidenza il fatto che gli uomini sono più forti delle donne, e che essi hanno usato la loro potenza fisica per costringere le donne alla sottomissione

Harari non è per niente convinto di questa ipotesi, per due ragioni abbastanza evidenti: in primis non è mica detto che gli uomini siano sempre più forti delle donne: «Le donne sono generalmente più resistenti alla fame, alla malattia e alla fatica rispetto agli uomini. Vi sono inoltre molte donne che riescono a correre più velocemente e a sollevare pesi maggiori di molti uomini.»
E, seconda obiezione, più importante: semmai nella storia le donne sono state escluse da lavori che non richiedevano grandi sforzi muscolari come la carriera ecclesiastica, l’attività giudiziaria, la politica e al contrario sono sempre state impegnate in lavori molto faticosi come l’agricoltura, l’artigianato, il parto e la cura dei figli.

Quindi la storia che le donne siano meno forti degli uomini non sta in piedi.

Gli uomini sono più aggressivi?

Passiamo alla seconda teoria: non si tratterebbe di forza muscolare ma di aggressività: i maschi essendo più aggressivi si sono imposti sulle donne con la violenza. Loro odiano di più, tendono di più alla sopraffazione, e quando non hanno più argomenti menano le mani. Ecco perché la guerra la fanno i maschi e in tempo di guerra sono loro che comandano.

Neanche questa  ipotesi però convince Harari che scrive: «Studi recenti sui sistemi ormonali e cognitivi degli uomini e delle donne corroborano l’assunto secondo cui sono appunto gli uomini ad avere tendenze più aggressive e violente, e sono dunque, nella media, meglio equipaggiati per servire da soldati semplici.”
Appunto: soldati semplici. Se parliamo di chi comanda è tutto un altro discorso.

«In effetti, nel corso della storia umana, in numerose società gli ufficiali di alto grado non avevano fatto strada partendo dal basso. Gli aristocratici, cioè i ricchi, e le persone istruite era automaticamente assegnate al rango di ufficiali, senza prestare servizio neppure per un giorno tra la truppa
La possibilità che un soldato semplice diventasse un generale era praticamente nulla.
«Gli alti gradi erano riservati a duchi, prìncipi e re. Ma c’è da chiedersi come mai solo per duchi e non per duchesse.
Non si può ragionevolmente sostenere che la debolezza fisica o i bassi livelli di testosterone impedissero alle donne di essere provetti mandarini, generali o politici. Per dirigere una guerra c’è sicuramente bisogno di carattere e fibra, non tanto di forza fisica o di aggressività. La guerra non è una rissa da osteria.»

Quindi anche questa seconda teoria non regge.

L’evoluzione ha generato maschi ambiziosi, aggressivi e competitivi?

E arriviamo così alla terza ipotesi: «Un terzo tipo di spiegazione biologica attribuisce minore importanza alla forza bruta e alla violenza, e avanza l’ipotesi che attraverso i milioni di anni dell’evoluzione gli uomini e le donne abbiano sviluppato differenti strategie di sopravvivenza e di riproduzione

In pratica: per potersi riprodurre i maschi dovevano competere tra loro, soccombevano i più deboli e alla lunga la selezione naturale avrebbe fatto sopravvivere solo «i geni maschili che riuscivano a passare alla generazione successiva e che appartenevano agli uomini più ambiziosi, aggressivi e competitivi
Le femmine non solo non competevano ma inoltre, proprio perché indebolite dai parti, bisognose di aiuto per la sopravvivenza hanno dovuto nei secoli “adattarsi” alle esigenze maschili: «Col passare del tempo, i geni femminili che passavano nella generazione successiva erano di donne sottomesse che si prendevano cura della prole

L’importanza della cooperazione

Bubbole, pizzinlacchere, fake, balle. Molto più diplomaticamente Harari spiega: «Ma anche questo approccio pare senz’altro smentito dall’esperienza empirica. Particolarmente problematico è l’assunto che la dipendenza delle donne dall’aiuto esterno le abbia rese dipendenti dagli uomini, e non da altre donne, e che la competitività maschile abbia reso gli uomini socialmente dominanti. Vi sono molte specie di animali, tra cui gli elefanti e gli scimpanzé bonobo, in cui la dinamica tra femmine dipendenti e maschi competitivi sfocia in una società matriarcale.
Poiché le femmine abbisognano di aiuto esterno, sono obbligate a sviluppare le loro qualità sociali e ad apprendere i modi in cui cooperare e accomodare. Esse costruiscono reti sociali tutte femminili dove ciascun membro collabora ad allevare i figli.
La società dei bonobo e quella degli elefanti sono controllate da forti reti di femmine cooperatrici, mentre i maschi non cooperativi e concentrati su di sé vengono spinti ai margini. Benché le femmine bonobo siano in media più deboli dei maschi, all’occorrenza si mettono insieme e battono i maschi che oltrepassano i limiti.»

E allora ci chiediamo, insieme ad Harari, come sia potuto accadere che, proprio nella specie il cui successo dipende soprattutto dalla cooperazione, gli individui che ipoteticamente sono i meno cooperativi (gli uomini) controllano gli individui che ipoteticamente sono i più cooperativi (le donne).

Harari non ha una risposta ma constata che piano piano (molto piano, troppo piano) le differenze sono meno marcate.
«Negli Stati Uniti del 1913 l’idea di concedere il diritto di voto alle donne era generalmente ritenuta offensiva; la possibilità che il Gabinetto del presidente o la Corte suprema potessero comprendere donne era semplicemente ridicola; e quanto all’omosessualità, era così tabù che la buona educazione imponeva di non farne mai cenno. Arriviamo al 2013, e il diritto di voto delle donne è un fatto assodato; le donne ministro non fanno più notizia; e cinque giudici della Corte suprema, tre dei quali donne, sentenziano in favore della legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso (vincendo sulle obiezioni di altri quattro giudici uomini).»

Nel 2020, caro Professore, ci stiamo ancora lavorando, ma noi siamo donne, abbiamo pazienza e comprendiamo le difficoltà del cambiamento.

Però intanto manteniamo alta l’attenzione.

BUON 8 MARZO!

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Foto di ALBERTO FABREGAS da Pixabay

Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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