Libero mercato dell’energia: guida pratica per scegliere l’operatore più conveniente

Calcolare quanto costa il nostro consumo di energia non è facile: ecco come fare

Libero mercato: è lo slogan di questi ultimi due decenni, anche e specialmente per l’energia e come ultimo step lo si vuole introdurre anche per i privati e le famiglie, oltre che per le industrie per le quali esiste già da tempo. Anzi, la possibilità di aderire al libero mercato per le famiglie esiste già da alcuni anni, ma sono poche ad aver accolto questa opzione. Tra poco tutti, volenti o nolenti dovremo sbarcare al libero mercato perché quello tutelato, ossia quello dove l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) impone i prezzi ogni tre mesi, sparirà. Il termine, che è già stato prorogato più volte, è il 1° gennaio 2022. E da allora si sarà tutti nel libero mercato, compresi coloro che non avranno effettuato alcuna scelta tra i molti operatori attivi già da alcuni anni e che ci tempestano di telefonate al limite della correttezza. Alcuni giungono ad affermare, cosa falsa, che in mancanza di una scelta sarà interrotta la fornitura di luce o gas. Ed è falso. Gli utenti che al 1° gennaio 2022 non avessero operato una scelta passeranno al Servizio di Salvaguardia, che però oggi ha molti aspetti ancora da chiarire. Quindi abbiamo tutto il tempo per esaminare per bene le proposte che ci arrivano, oppure usare un comparatore on line delle offerte: quello che offre il migliore ventaglio di proposte è quello dell’Arera che è pubblico e indipendente e si trova qui. L’Autorità ha aperto anche un numero verde che risponde al numero 800 166 654.

Armarsi in tempo

Nel frattempo visto che la scadenza è stata prorogata di ben un anno e mezzo, a dicembre era fissata all’1 luglio 2020, cosa possiamo fare? Prima di tutto esercitarci a cambiare fornitore. Già perché nell’accaparrarsi clienti le varie aziende fanno offerte non banali, a patto che le si sappia leggere. La prima cosa da fare è armarsi di bolletta della luce e verificare i propri consumi annui in termini di kilowattora e come questi sono distribuiti nelle varie fasce orarie che sono tre: F1, F2,F3. Si tratta di elementi essenziali ma non scontati. È stato verificato, infatti, che dei 18 milioni di famiglie allacciate alla corrente elettrica con il mercato tutelato, il 70% non conosce questi dati. Teniamo conto che il consumo medio elettrico delle famiglie italiane è di 2.700 kWh ogni anno, che sono in media ripartiti in 891 kWh in fascia F1 – quella più cara – e 1.809 kWh nelle fasce F2-F3 che sono quelle notturne e festive meno costose. E sulla cui convenienza torneremo tra poco.

Un PLACET capibile

Dopodiché scegliamo l’offerta PLACET (Prezzo Libero A Condizioni Equiparate di Tutela) che deve essere offerta per legge da ogni operatore è che è stata imposta per offrire una griglia di confronto accessibile agli umani, visto che la fantasia delle imprese distributrici dell’energia non conosce limiti nel complicare il quadro di riferimento. Pensate che anche un solo centesimo di euro per kWh di differenza significano 27 euro in più o in meno l’anno, ragione per la quale il passaggio da 8 C€/kWh a 3,5 C€/kWh per la sola componente energia significa un risparmio di 121,5 euro l’anno. Il comparatore di Arera in ciò ci aiuta, ma attenzione perché quando si va sul vero mercato libero, magari a tariffa variabile e non fissa, le cose potrebbero variare e anche di parecchio.

Quando apriamo la tendina dei costi della componente energia dell’offerta PLACET nel comparatore potremmo farci prendere dallo sconforto. La voci che compongono questo prezzo, infatti, sono parecchie e dalle sigle più oscure, al punto che persino un mago dei fogli di calcolo potrebbe essere indotto nell’errore. Ma una semplificazione è possibile. Armati della vostra fedele calcolatrice – che sarà l’indispensabile compagna assieme al blocchetto degli appunti nel vostro viaggio nel libero mercato dell’energia – prendete la cifra complessiva della materia energia, nel nostro caso, per un noto operatore della Capitale, di 233,13 euro l’anno, dividetela per il vostro consumo annuo di kWh ed ecco il prezzo del vostro kWh che nel nostro caso – con 2.700 kWh di consumo annuo – è di 0,08634444444 euro. Tradotto: 8,63 centesimi di euro a kWh. Fermarsi al secondo decimale basta e avanza. Ripetete l’operazione per diversi fornitori, magari privilegiando chi fornisce energia 100% rinnovabile (cosa per la quale conviene spendere un poco di più) e avrete il panorama delle offerte più convenienti.

Questione di scelte

E ora passiamo alle altre scelte. La selezione tra tariffa fissa (ossia fissata per 12 mesi) oppure variabile ogni tre mesi dipende dalla vostra propensione al rischio. La seconda è di solito un poco più bassa, ma potrebbe impennarsi per i capricci del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, oppure per un incidente a un metanodotto che rifornisce l’Italia, visto che dipendiamo per il 60% dal metano fossile per la produzione d’energia, mentre la seconda è un poco più cara ma “garantisce” che nell’arco dell’anno non ci siano variazioni, che però possono arrivare a fine anno tutte assieme.

Scelta più complicata e la scelta tra tariffa monoraria o bioraria. La seconda può convenire ma è molto raro. Sul mercato di maggior tutela la differenza è minima, meno di 1 C€/kWh, su quello libero possiamo trovare una differenza tra le due fasce da 1 C€/kWh fino a 3 C€/kWh tra F1 e F2-3, ma di solito la differenza è di 1 C€/kWh. Attenzione però: il confronto dobbiamo farlo con il costo del KW mono orario il cui prezzo è di solito tra i 5 e i 6 C€/kWh. Per cui una tariffa dove la forbice è tra 2 e 3 C€/kWh diventa conveniente se si sceglie quella più bassa per oltre il 60% dei consumi. Oltretutto questa forbice spesso è spostata verso i prezzi alti di mercato tra le varie compagnie che forniscono energia. Abbiamo fatto una simulazione prendendo il consumo medio di una famiglia italiana, che è di 2.700 kWh, e prendendo l’offerta con il maggior differenziale. Ebbene, se riusciamo a spostare 1.600 kWh (il 60%) nella fascia di minor prezzo paghiamo in totale 531 euro l’anno; se li spostiamo tutti, cosa che è impossibile, andiamo a 499 euro l’anno; se li consumiamo tutti in fascia F1 schizziamo a 580 euro l’anno. Con la mono oraria siamo a 540 euro l’anno più o meno fissi a seconda del contratto. A nostro giudizio a meno che non abbiate consumi enormi, senza il condizionamento estivo – che si usa solo di giorno – e non siate degli insonni cronici che fanno tutti i lavori domestici la notte la tariffa monoraria vi semplificherà la vita anche perché nella valutazione delle varie offerte questa è una variabile che complica non poco i calcoli. Calcoli che però vi terranno allenati perché alla scadenza di ogni contratto – che può essere di 12, 24 o 36 mesi – vi toccherà assolutamente tirare fuori dal cassetto l’amica calcolatrice e l’amico taccuino per rifare tutto da capo alle condizioni variate. Perché c’è da scommettere che gli operatori, passata la prima fase d’acquisizione dei clienti a colpi di sconti e offerte, passeranno all’incasso.

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Sergio Ferraris

Giornalista scientifico e ambientale. E' Direttore Responsabile di People For Planet

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Sergio Ferraris

Giornalista scientifico e ambientale. E' Direttore Responsabile di People For Planet

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